I SISTEMI DIFENSIVI DELLA PARTE SETTENTRIONALE DEL CANALE DI BRENTA

 

Nella parte settentrionale del Canale di Brenta si trova un antico sistema di avvistamento e difesa.

Il dispositivo militare permetteva il controllo delle vie di accesso alla Valsugana trentina, al territorio feltrino, all’Altipiano dei Sette Comuni e alla pianura veneta.

L’importanza di questo passo forte fu tale che vi troviamo testimonianze documentate di frequentazione fin dal III secolo d.C. e le strutture militari documentate interessano un arco di tempo che va dal secolo X fino secolo XX.

Ci troviamo quindi di fronte a manufatti che testimoniano una storia che va dal medioevo fino all’edificazione dei nuovi forti di sbarramento di Fontanella – Scala e al forte Tombion costruiti tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900.

Il sistema difensivo comprende:

1 – Il Castello della Scala e la tagliate Scala e Fontanelle

2 – Il Covolo di Butistone

3 – Il forte Tombion

4 - La Bastia di Enego (Comune di Enego – Comunità Montana dei Sette Comuni)

 

Le fortificazioni di Scala e Fontanella costituiscono un esempio imponente di architettura militare ancora in buona parte conservato; dell’antico Castello della Scala rimangono visibili solo pochissimi ruderi.

Il Covolo di Butistone vede conservato in parte il castello superiore interamente scavato ed edificato nella roccia. E’ uno degli esempi più noti di architettura militare rupestre.

Il forte Tombion è stato in gran parte sacrificato alla superstrada; esiste tuttavia ancora una parte del forte che può dare un’idea della struttura originaria. Era collegato con la mulattiera detta "strada del genio".

La Bastia di Enego è in realtà la chiave strategica di tutto il complesso perché permette il controllo della chiusa del Covolo. La struttura militare è testimoniata da un piccolo, ma importante, rudere.

 

CASTELLO DELLA SCALA

Rimane un rudere nei pressi del primo tornante della strada che da Primolano sale verso Fastro. Lo troviamo nominato per la prima volta nel 1260, ma è certamente più antico. Faceva parte di quel dispositivo militare che assieme al Covolo di Butistone, alla Bastia di Enego e il ponte sul Cismon permetteva il controllo degli accessi al Canale di Brenta, al Feltrino e alla bassa Valsugana.

Fu distrutto definitivamente con la costruzione della nuova strada nel 1850. A sostituirlo fu edificata l’imponente fortificazione della Tagliata Scala e Fontanella.

"Constava di un massiccio edificio quadrangolare, a cavaliere della via, che occupava da un lato all’altro la stretta. Bene incamiciato d’ogni intorno a centroscarpa e aggirato da cieche gallerie, non sentiva granfatto il desiderio di rivellini e di fosse. Si sprofondava nelle viscere della terra con volte ampie e asciutte, capaci di ogni fatta di provvigione. La porta metteva in un atrio munito da una saracinesca. Dall’atrio, per una scala di pietra, si saliva ai piani superiori, suddivisi in vaste sale, che rispondevano nelle guardie saggiamente munite. Alla sommità poi girava un terrazzo, protetto d’innanzi da merli con piombatoi, donde lanciar pietre, frecce, olio bollente, e più tardi mitraglie e palle, da principio, di pietra."

Diamo un regesto della storia conosciuta di questo importante passo-forte a guardia della bassa Valsugana e del Feltrino:

1260 è guardato da una guarnigione di soldati della contea vescovile di Feltre.

1322 è in possesso degli Scaligeri; Cangrande lo restaura.

1337 passa ai conti del Tirolo.

Passa successivamente in mano ai Carraresi e poi ai Visconti.

1389 i Visconti lo affidano in custodia a Bassano.

      1. dopo lunga contesa con i feltrini il castello viene definitivamente assegnato ai bassanesi.

Dopo la guerra di Cambrai (1508 – 1515) viene assegnato ai feltrini che lo ampliano e lo restaurano.

Di fatto diviene un posto di controllo di confine in contrapposizione al Covolo di Butistone in mano agli imperiali.

      1. passaggio di Napoleone

      1. demolito con la costruzione della nuova strada.

La nuova fortificazione:

E’ parte integrante della "fortezza Brenta – Cismon". Era articolata in due parti: tagliata Scala comprendente un forte di concezione antiquata in muratura armato con con 4 pezzi da 75 A, 3 pezzi da 42 a tiro rapido, 4 mitragliere; a questo era appoggiato una sbarramento con feritoie per fucileria che attraversava tutta la valle e si appoggiava ad una ridotta alla parte opposta. Una galleria coperta munita di feritoie per fucileria collegava la Tagliata Scala alla batteria Fontanelle, posta sulla sommità del passo, opera antiquata in muratura ordinata per 4 pezzi da 149 G affusto d’assedio in casamatta, 4 da 75 A.

Il complesso fu disarmato all’inizio del conflitto.

Di queste imponenti opere restano ancora gran parte delle strutture che però sono in precario stato di conservazione. In particolare la batteria Fontanelle serve da "cava" di ottime pietre da opera.

 

 IL COVOLO DI BUTISTONE

 

Un tempo era uno dei castelli più noti tra le fortificazioni rupestri delle Alpi.

Era costituito da un castello superiore ricavato nella grande caverna sulle pareti a picco del versante orientale della gola di Primolano e da uno sbarramento che chiudeva lo stretto passaggio sul fondovalle e sul fiume sottostante.

La struttura inferiore comprendeva due cortine di mura rispettivamente verso Primolano e verso Cismon e una catena di sbarramento attraverso il fiume.

Il castello superiore era articolato su almeno quattro livelli in parte scavati nella viva roccia.

Del castello inferiore rimane solo qualche lacerto di rudere e un tratto della antica strada postale versi Cismon.

Il castello superiore (il Covolo) presenta ancora un insieme notevole di strutture importante e affascinante.

 

Regesto sintetico degli avvenimenti più importanti:

1004 - battaglia tra l’esercito di Enrico II al comando di Elingero e le truppe di Arduino

d’Ivrea.

1184 - e` in mano del vescovo di Feltre.

1321 - signoria degli scaligeri.

1337 - in mano a Sicco di Caldonazzo.

1338 - in mano ai Visconti.

1386 - e` guardato dai soldati di Francesco da Carrara, costretti alla resa da Mastino

della Scala.

1404 - passa ai veneziani.

1411 - Gli ungheresi di Sigismondo, al comando di Pippo Spano, lo conquistano a

Biasio Magno e Giacomo Quirini, capitani veneti.

1509 - Guerre di Cambrai. Andrea di Liechtenstein, agli ordini del principe d’Anhalt,

conquista il forte. Discesa di Massimiliano d’Asburgo.

1516 - Alla fine delle guerre di Cambrai è assegnato agli imperiali pur essendo in

territorio veneto.

1645 - I capitani si trasferiscono stabilmente nel castello inferiore.

1782 - Giuseppe II d’Austria lo fa disarmare

1796 - ha un certo ruolo nella battaglia di Primolano tra Austria e Napoleone.

1797 : 7 settembre. Augerau lo prende; da quel momento non ebbe più guarnigione

nemmeno temporanea.

- Per tutto il 1800 non ebbe alcuna funzione militare.

- Nel primo conflitto mondiale fu utilizzato come polveriera.

 

NOTIZIE GENERALI STORICO-CRITICHE.

La valle percorsa dalla Brenta a partire dai laghi di Levico e Caldonazzo, dove nasce, fino a Bassano dove sfocia nella pianura veneta, si divide in due parti ben distinte : la prima fino a Primolano, tutta nel trentino, si chiama Valsugana; la seconda fin presso Bassano si chiama Canale di Brenta. Il territorio è caratterizzato da confini naturali ben precisi: la stretta di Primolano a Nord e il ponte ,ora scomparso, presso il Vallison a Sud, dove la montagna e la Brenta si incontrano costituendo un naturale sbarramento sulla riva destra del fiume; simile ostacolo naturale si incontra sulla riva sinistra del fiume alla Torre di Solagna. Le pareti incombenti da notevole altezza sullo stretto fondo valle giustificano il nome di canale usato dagli abitanti del luogo.

Fin da tempo antico il Canale di Brenta costituisce contemporaneamente un posto impervio e una via di comunicazione tra la pianura e le montagne e le valli più a Nord; si pone quindi essenzialmente come via di transito e di penetrazione verso altri territori.

Sulla sua destra si trova l’Altipiano dei Sette Comuni e la val Frenzela-Valstagna che è stata per molti secoli la più importante via di comunicazione tra Asiago la pianura e, tramite il fiume, con Venezia e Padova.

Sulla sinistra invece si trova il massiccio del Grappa e la valle del fiume Cismon, anche questa importante via di comunicazione con il territorio di Feltre e la val Belluna.

Proseguendo lungo il corso del fiume si arriva a Borgo, dove in epoca romana passava la via Claudia Augusta, e proseguendo ancora si arriva alla conca di Pergine e di qui a Trento.

 

In questo contesto assumono particolare importanza i due accessi fortificati della valle costituiti a Nord dal dispositivo fortificato costituito del Covolo di Butistone, dalla Bastia e dal Castello di Enego e dal castello della Scala di Primolano e a Sud dalla Torre di Solagna collegata con un muro fortificato alla Bastia di Pove-Solagna sulla sommità del monte omonimo.

Una storia particolare avrà il passo forte del Covolo di Butistone

In una didascalia a una celebre stampa di S. Bodemerh (il vecchio) si legge: " una fortezza in caverna nel noto punto di frontiera dell’Arcicasa d’austria del Tirolo. Ha una parete a picco alta ben 50 tese. Al centro una grandissima cavita` nel cui interno e` costruito un castello che costantemente e` tenuto da un comandante con alcuni soldati che hanno pure il compito di sbarrare il passo e la strada maestra, tanto angusti che a malapena possono transitare due carri. Per salire al castello si deve farsi titare su da una fune; sotto scorre con grandissimo frastuono il Brenta. Questa fortezza si trova circa a 8 miglia sulla strada che da Trento porta a Venezia. "

E` uno dei punti chiave del sistema di difesa del Canale di Brenta e del Feltrino assieme alla Bastia di Enego sul versante opposto della gola e al Castello della Scala tra Primolano e Fastro.

La caverna fortificata incombente sulla stretta gola montuosa e` il classico "passo forte" che controlla la strada e il fiume, luogo di transito per merci, persone ed eserciti. di questa particolare funzione abbiamo testimonianze documentate che vanno dal Medioevo intorno all’anno mille fino alla prima guerra mondiale.

 

Sulla sua antichità possiamo dire solamente che all’interno del recinto del castello furono trovate monete di varie epoche tra cui una con l’effigie di Aureliano e risalente quindi alla fine del III° secolo d.C., epoca in cui sono testimoniati altri ritrovamenti nel Canale di Brenta. Nella caverna caratterizzata da un carsismo attivo è presente acqua sorgiva per cui costituiva un luogo ideale di rifugio. Possiamo quindi ipotizzare un insediamento romano del III° secolod.C. e, vista la natura del luogo, anche più antico.

La storia documentata del Covolo incomincia negli anni tra il 1002 e il 1004 che vedono la lotta tra Arduino marchese di Ivrea e l’Imperatore, per il regno d’Italia.

La partita fu vinta da quest’ultimo quando nella settimana santa del 1004 l’esercito imperiale comandato dal cappellano Elingero superò la chiusa del Covolo permettendo cosi` all’Imperatore di entrare nella pianura veneta a Bassano e , dopo che l’esercito di Arduino si sciolse, di essere incoronato Re d’Italia in S.Michele di Pavia il 17 maggio dello stesso anno.

Dopo questo episodio il Covolo ne vide molti altri, elenchiamo quelli che ci sembrano più significativi:

1004 - battaglia tra l’esercito di Enrico II al comando di Elingero e le truppe di Arduino

d’Ivrea.

1184 - e` in mano del vescovo di Feltre.

1321 - signoria degli scaligeri.

1337 - in mano a Sicco di Caldonazzo.

1338 - in mano ai Visconti.

1386 - e` guardato dai soldati di Francesco da Carrara, costretti alla resa da Mastino

della Scala.

1404 - passa ai veneziani.

1411 - Gli ungheresi di Sigismondo, al comando di Pippo Spano, lo conquistano a

Biasio Magno e Giacomo Quirini, capitani veneti.

1509 - Guerre di Cambrai. Andrea di Liechtenstein, agli ordini del principe d’Anhalt,

conquista il forte. Discesa di Massimiliano d’Asburgo.

1516 - Alla fine delle guerre di Cambrai è assegnato agli imperiali pur essendo in

territorio veneto.

1645 - I capitani si trasferiscono stabilmente nel castello inferiore.

1782 - Giuseppe II d’Austria lo fa disarmare

1796 - ha un certo ruolo nella battaglia di Primolano tra Austria e Napoleone.

1797 : 7 settembre. Augerau lo prende; da quel momento non ebbe più guarnigione

nemmeno temporanea.

- Per tutto il 1800 non ebbe alcuna funzione militare.

- Nel primo conflitto mondiale fu utilizzato come polveriera.

 

La gola di Primolano e del Covolo è anche un luogo che colpisce la fantasia: è la caverna sospesa a metà della roccia con la pietra sporgente che incombe sulla Brenta stretta da due muraglie in una gola profonda.

In cimbro, l’idioma un tempo dei Sette Comuni e Contrade Annesse, il nome del Covolo è da intendersi come "piaga nella roccia"; dice il Bonato nella sua Storia dei Sette Comuni e Contrade Annesse (Padova 1857,I, pp. 62-63): "Non sembra inverosimile che il vocabolo Butistone derivi dall’antico dialetto del paese; e risulti dalle due voci bunta che vuol dire piaga; e stoon, plurale stoone, che vuol dire sasso, scoglio, quindi significherebbe piaga degli scogli. E non senza ragione, in quantochè l’apertura del Covolo offre anche adesso, a chi la guardi, l’apparenza di una piaga fatta nella muraglia degli scogli. Bunta risponde al moderno tedesco wunde, e il plurale stoone al moderno plurale steine".

Anche per il Covolo si può dire che la sua storia coincide con quella della valle.

Negli anni tra la fine del 1800 e i primi del 1900 furono edificati, in sostituzione degli antichi castelli, due moderni forti di sbarramento: il Tombion in sostituzione della chiusa del Covolo e le due tagliate Fontanella e Scala in sostituzione dell’antico Castello della Scala a Primolano.

DESCRIZIONE DEL COVOLO

La più antica descrizione del Covolo che conosciamo è della seconda metà del 1600 ed è fondamentale per capire e descrivere la situazione attuale.

"Descrizione del Castel del Covolo.

Il Covolo è una cava di sasso della montagna che stà di sopra alla strada imperiale che conduce da Bassan per la val di Brenta in Germania in sito molto alto distante dal castello di Primolan verso Bassano un miglio in circa, e dal ponte del Cismon un altro miglio, e 17 miglia da Bassano, vi si ascende per una fune tirata da un manganello, e ha al piede un picciol castello con alcune abbitazioni cinto di merlata mura al cui piede corre il fiume Brenta: ha due porte che chiudono la strada per obbligar li viandanti a passar per dentro non essendovi altra strada. La fortezza di sopra è ion eminenza di 150 piedi, ma saliti s’entra per una porte in una camera a volto tagliata nel sasso poi si trova un corridor lungo 20 passi largo due, che porta ove sono due fontane delle quali una è fonda un passo dell'altra non se li trova il fondo, tutte piene d’acqua, che vi nasce, e mai manca, si descende poi in una priggione vicino alla quale di presente v’è una colombrina di metallo, che batte la sctrada verso settentrione indi s’appre la salita per una scala vicino alla quale v’è un corridor lungo 20 passi, e largo 3.Da questo s’entra in una chiesa a volto tutta tagliata nella pietra ove è un Altare, nella cui palla è dipionta la Decollazione di S. Gio:Batta, alla qual chiesa chè vicina verso Levante una camera con l’armamento, ove sono 50: moschettoni con azalino e 50 moschetti ordinarij con le michie, 50: pistole da roda con palle e polvere preparato il tutto nelle sue caselle in ordine; verso ponente vi sono alestite con ordine cento casse in circa di palle di pietra da gettar sopra li nemici, che fossero sotto: dal verso sera vi sono sei gran cassoni con due cento stava in circa per cadauno a misura bassanese di biada per vituaria; in un angolo secreto v’è gran provigione di polvere in più botti, che sta serata con porta di ferro, fuori di questa stanza s’entra nel corridor e s’ascende per una scala di 20 gradini di legno, e si ritrova una sala ove sono li pogioli che guardano al basso: verso mezo giorno v’è una bella stufa di 20 piedi per angolo, e di sopra un’altra simile, verso settentrione poi v’è altra stufa che serve per ricovro de soldati, s’ascende ancora per una scala di legno e si ritrovano due altre stufe, che servono, per i figli del Capitanio poi s’entra in una cucina verso mattina, nella sala vi sono due ferri da un capo all’altro, ove sono riposte 50 secchie de curame e da un canto della sala vi sono 25 archibugi rigati da corda con 25 moschetti in armari; poi in un concavo quadrato 50 armature di ferro , si ascende ancora verso mattina per una scala a bovolo per sei passi, ove si ritrova una sala grande capace di due cento persone, che viene a risponder sopra la Brenta ove sono le balestriere che battono la stradada di setentrione, e mezo giorno, vicino alla cisterna v’è un molino che macina a mano, et in tuto sono sedici stanze: al presente questo castello è di ragione dell’Imperator ove tiene dodici soldati, un capitanio, e un tenente con paga tutti di mille taleri e del 1346: si ritrova il suddetto castello eretto." (M.Sale, Storia manoscritta di Bassano, carta 303 e seguenti)

La fortezza consisteva di due parti:

1- lo sbarramento inferiore tra la montagna e la Brenta

2 – la caverna fortificata a metà della parete rocciosa.

- Dello sbarramento inferiore è rimasto molto poco e il passaggio della superstrada ha contribuito notevolmente a cancella re quanto rimaneva.

I due massi in mezzo alla Brenta verso Primolano a cui erano ancorate le catene di sbarramento che servivano anche ad appoggiarvi eventuali passerelle, sono scomparsi con la costruzione delle recenti gallerie stradali. Del recinto murario rimane un lacerto verso Cismon in precarie condizioni statiche.

Verso Sud è riconoscibile in parte la vecchia strada e la fontanella descritta in alcune iconografie, in particolare del 1600.

Verso Nord, a ridosso della parete rocciosa si può riconoscere il luogo dove era addossata la casupola del posto di guardia vero Primolano. Dello strato archeologico del castello inferiore rimane quindi ben poco.

- La caverna del castello superiore ha conservato, nonostante i passati e recenti saccheggi, molte testimonianze. Sono riconoscibili quattro piani o livelli sui quali è costruita la fortezza.

Innanzi tutto verso valle è fondamentale la costruzione della muraglia merlata che chiude l’apertura della grotta; quasi certamente questa, o un sistema analogo di difesa, fu la prima fortificazione. Lo spazio tra il muro e la parete della caverna fu in parte riempito con materiale vario ricavato dalle operazioni di scavo effettuate all’interno della grotta stessa. Attualmente questo spazio è occupato da una galleria ipogea e da altri ambienti sotterranei.

Il rilievo topografico ha permesso il riconoscimento delle strutture inferiori che comprendono la grande sala dell’argano da cui si entra nella galleria ipogea che porta alle cisterne dell’acqua e ai resti di una struttura indicata come "forno" ma su cui bisognerà indagare perché potrebbe essere la testimonianza di una fase più antica rispetto all’attuale, più avanti vi sono altri locali scavati nella roccia. Attualmente questa galleria no presenta alcuna apertura verso la parete esterna. La grande cisterna quadrata è interamente scavata artificialmente nelle viscere della montagna e così pure la prigione. Sempra dalla sala dell’argano si entra, verso la montagna, in una grande "caneva" in parte scavata artificialmente e, dalla parte opposta, si sale ad un cunicolo scavato interamente nella roccia che porta ad una feritoia che controlla dall’alto della volta della caverna il castello inferiore e la salita a quello superiore.

- Una scala in pietra porta al piano superiore dove si riconosce un portico o "corridoio" che verso valle porta ad una grande sala e alla contigua chiesetta di San Giovanni decollato; tra la "sala" caratterizzata attualmente da un muro merlato verso valle e il luogo della chiesetta non vi è soluzione di continuità, anche questa cioè fa parte, esclusa la piccola zona occupata dall’altare, dell’apparato difensivo con i suoi posti di combattimento. L’altare occupa lo spazio di fondo verso Sud, sul paliotto è dipinto il sole raggiante con l’emblema bernardiniano, la mensa dell’altare è stata notevolmente danneggiata, le pareti che lo circondano presentano tracce di affreschi ed in particolare quella verso valle.

In questa area vi sono ancora lacerti di affreschi probabilmente pertinenti all’area della piccola chiesa. Sempre su questo piano uno dei merli presenta due stemmi gentilizi dipinti a fresco ancora in discreto stato di conservazione.

L’aspetto attuale della chiesa di San Giovanni decollato si può attribuire alla prima metà del 1500. L’analisi di questo livello ha reso evidente come il Covolo presentasse due strutture: una propriamente difensiva verso valle e impostata sulla muraglia di chiusura della grotta; l’altra è costituita dall’insieme di costruzioni logistiche costruite verso l’interno e che a loro volta si dividono in un nucleo verso Nord e in un altro verso Sud.

Il pavimento di questo livello è in ciottoli sia nel portico che nella sala merlata e questo testimonia un uso intensivo dei locali; attigua al portico è stata identificata l’armeria con il pavimento in battuto di calce e una botola che comunica direttamente con il livello ipogeo inferiore.

I pilastri del "portico" anche se in parte crollati sono tuttavia identificabili nella loro forma e struttura.

- Al terzo livello sono riconoscibile delle stanze (le stufe della descrizione di M.Sale?) raggruppate in un nucleo verso Nord e in un altro verso Sud. A questo livello sono ancora riconoscibili frustuli di ceramiche e vetri mescolati con polvere e terriccio. Verso Sud a ridosso della chiesetta che si trova al livello inferiore si vedono i resti di una grande stanza in gran parte scavata nella roccia; verso monte ci sono resti di strutture che appaiono precedenti alla situazione attualmente testimoniata. Particolarmente importanti sono poi i resti di una piccola "vasca" che doveva servire probabilmente ad incanalare l’acqua che esce in questo punto della roccia quando le piogge sono particolarmente intense, da questa si dipartiva una tubatura o una gronda che portava l’acqua all’esterno della fortezza. Sempre da questa stanza si dipartiva una scala di legno testimoniata dai fori di appoggio scavati nella roccia. Da questo livello si accede alle gallerie e ai locali di difesa interamente scavati nella roccia che dal lato Sud permettono il controllo dall’alto della muratura merlata e del castello inferiore. Una caratteristica peculiare di questo livello è la presenza di sistemi di drenaggio e di raccolta delle acque non utilizzabili per le cisterne di approvvigionamento e che avrebbero notevolmente disturbato la vita all'interno del castello superiore. Di questi sistemi di drenaggio che con delle gronde, come attestato dalle iconografie, portavano l’acqua all’esterno della muraglia ne sono stati identificati due.

- Il quarto livello ha lasciato resti di muratura nel nucleo interno verso Nord dove sono ancora evidenti i resti di una scala un tempo in parte in muratura e in parte in legno. Da questo livello si accede ad una grande caverna interamente nelle viscere della montagna e per gran parte scavata a mano nella viva roccia.

Numerosi sono i fori nella roccia che attestano la presenza, un tempo, di impalcati lignei.

Particolarmente interessanti sono i "graffiti" che sono presenti un po’ dovunque (anche sopra gli affreschi) e che coprono un arco di anni che va all’incirca dal 1500 (forse anche prima) al 1991. Sono in gran parte autografi di soldati di guarnigione, di visitatori occasionali e di cercatori di "tesori"(che particolarmente infestano questi luoghi) e costituiscono una specie di prezioso registro delle presenze lungo i secoli di esistenza del manufatto.

Il rilievo ha evidenziato come il monumento abbia subito una evidente distruzione allo scopo di smantellarne le strutture militari e poi un successivo riadattamento parziale all’epoca della prima guerra mondiale quando il forte fu riutilizzato come polveriera. Questo è particolarmente evidente nelle attuali strutture esterne di accesso che videro la costruzione di una scala lungo la parete rocciosa e la grande muraglia di sostegno che fu in parte scalpellata, fino a raggiungere una nuova entrata ricavata presso una antica postazione in posizione diametralmente opposta all’antico accesso.

Questo nuovo accesso è l’unico razionalmente praticabile e restaurabile a meno di ripristinare l’antico argano a mano con una cesta o assicella appesa ad una fune…

 

 

 

BIBLIOGRAFIA.

 

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Bonato M., Storia dei Sette Comuni e Contrade annesse, dalla loro origine sino alla caduta della Veneta Repubblica, Padova 1858 . , tomo I pp. 62-63

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Chemin A., La "Torre di Ezzelino" - Il Covolo di Butistone - Il ponte Subiolo. Note per un percorso museale nel territorio del canale di Brenta e della Pedemontana. Relazione introduttiva, Consorzio progetto Ambiente luglio 1995.

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Guicciardini F., Storia d’Italia, libro 9, capitolo 4.

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Wassermann P., Notizie e fonti sul Covolo di Butistone, supplemento al n. 65 de <La Gusella> di Cismon del Grappa quaderno n. 2 a cura di E. Vanin e Katia Occhi, Villa del Conte1992..

 

SUGGERIMENTI OPERATIVI

 

Nella fortezza superiore del Covolo sono già stati eseguiti importanti lavori di consolidamento e di messa in sicurezza della via di accesso che risale agli anni della guerra 1915 – 18. In particolare è stata sistemata la volta che sostiene il pavimento e le strutture restanti del secondo livello e tra queste la cappella di San Giovanni decollato.

Tali lavori sono stati preceduti da studi storici, sulle caratteristiche peculiari della struttura architettonica, da un rilievo topografico e da una campagna fotografica.

Questi studi e interventi sono stati fondamentali per la salvezza fisica del monumento.

Per una conoscenza più approfondita e per salvaguardare le informazioni che il monumento contiene è necessario:

 

UTILIZZAZIONE DEL MONUMENTO

Il monumento restaurato e recuperato parlerà di se stesso e della sua storia, sarà quindi aperto alla visita e i suoi locali si presterebbero ad interessanti utilizzazioni culturali confacenti alla natura stessa del luogo.

Il materiale ritrovato nel luogo stesso potrebbe trovare una adeguata sistemazione museale se sarà possibile ricavare dei locali adeguatamente protetti.

E’ necessario notare che l’apertura al pubblico prevede, anche se minime, delle strutture igienico-sanitarie.

L’area al piede della roccia è bene sia attrezzata ad accoglienza, a parco storico-naturalistico e con un possibile collegamento con il Forte Tombion, "strada del genio" a ponte della Piovega.

Il monumento va reinserito nel suo antico contesto di collegamento con il dispositivo militare costituito dal Castello della Scala dalla Bastia di Enego e dal ponte del Pedancino. Il tutto sarebbe di una inedita e unica importanza storica e ambientale con notevoli ricadute turistiche.

 

E’ da ricordare che la suggestione del luogo e del monumento era tale da farlo considerare uno dei punti caratteristici del paesaggio europeo.

 

 

FORTE TOMBION

IL forte fu edificato tra il 1886 e il 1898 in sostituzione dell’antico forte del Covolo di Butistone.

Durante i lavori (1886) vennero alla luce interessanti reperti archeologici tra cui tombe a cremazione, monete del "basso impero" e un bronzetto di Mercurio databile al I - II sec. d. C.; il materiale è conservato presso il Museo Civico di Bassano.

Il forte sbarrava completamente la gola di Primolano. Comprendeva come armamento principale due batterie di 5 cannoni poste rispettivamente verso Primolano e verso Cismon difese da due profondi fossati di gola. Un muro fortificato con feritoie per fucileria si avvolgeva a monte preticamente lungo la cosidetta "strada del Genio"

L’opera fu disarmata all’inizio del conflitto. Subì gravi danni con l’allargamento della sede stradale, fu fatto saltare dai partigiani alla fine della guerra 1940 – 1945. Fu demolito quasi totalmente per l’allargamento dell’attuale sede stradale.

* Il complesso costituisce un importante esempio di architettura militare.

Sono necessarie opere di salvaguardia per impedirne l’ulteriore degrado. La valenza architettonica, archeologica storica e paesaggistica è notevole. Deve essere inserito in un insieme di restauri e valorizzazioni che rendano fruibile nel suo insieme il dispositivo di difesa militare costituito dal Forte della Scala, dal Covolo di Butistone, dalla Bastia di Enego, dal Forte Tombion, dal Ponte di Cismon con il Pedancino, dal Ponte della Piovega con le rispettive mulattiere di arroccamento chiamate "la Piovega di sotto" e "la strada del genio. Il potenziale turistico, con la rivalutazione dell’area, è notevole in quanto comprende un insieme di fortificazioni dal medioevo fino al 1900.

Per quanto riguarda specificatamente il Forte della Scala è necessario, in via preliminare, eseguire un accurato rilievo topografico e architettonico e programmare una campagna archeologica per rintracciare e valorizzare quanto resta dell’antico Castello della Scala di cui dovrebbero essere rimaste almeno le strutture sotterranee.

L’intera area deve essere protetta con i necessari vincoli di tutela.

 

 

IL SISTEMA DIFENSIVO DELLO SBOCCO DEL CANALE DI BRENTA

 

Dove la valle percorsa del fiume Brenta sfocia nella pianura si trova un antico sistema di avvistamento e difesa.

Queste fortificazioni servivano a controllare il Canale di Brenta sia verso Nord che verso Sud.

A guardia del Canale di Brenta e della Pedemontana troviamo :

1 il CASTELLO DI ROMANO

2 il CASTELLO DI ANGARANO

3 la BASTIA DI POVE - SOLAGNA E LA TORRE DI SOLAGNA

In epoca eceliniana furono luoghi importanti per il controllo del territorio della Marca e della via verso i territori imperiali di Trento e della Carinzia.

Nel castello di Romano nacque Ezzelino III.

In epoca medioevale controllava il territorio sulla sinistra Brenta ed era uno dei castelli più importanti degli Ezzelini.

Ai piedi del monte Castellaro dove si trova il castello di Angarano è stata scavata la necropoli paleoveneta di Angarano riferibile nella sua fase più antica al XII –XI secolo a.C.

In epoca medioevale controllava il territorio sulla destra Brenta tra il ponte di Bassano e Marostica; anche questo castello fu sotto il controllo diretto degli Ezzelini.

La bastia di Pove - Solagna era collegata con un muro fortificato alla torre di Solagna posta alla base del colle a controllo della strada sulla riva sinistra della Brenta. I ritrovamenti più antichi sono riferibili al III – IV secolo d.C.

 

 

Il viaggiatore che venisse, nel XII-XIII secolo, dalla via di Padova o anche di Castelfranco, avrebbe visto il castello di Romano sulla sommità del colle, al di là del fiume il castello di Angarano , poco più addentro nella vallata della Brenta la Bastia sulla sommità di uno sperone montuoso con un muro di sbarramento lungo il crinale fino ad una robusta torre sulla Brenta; e poi il castello di Bassano e più in la verso occidente quello di Marostica e volgendo lo sguardo ad oriente la Rocca di Asolo ed altre torri e fortificazioni.

Di tutto questo è rimasto ancora molto, alcune di queste testimonianze sono ancora in piedi parzialmente o in parte, di altre rimangono consistenti resti archeologici suggestivi e importanti dal punto di vista scientifico e culturale.

LA "TORRE DI EZZELINO" A ROMANO

Il castello di Romano è così descritto dal Verci alla fine del 1700:

" Questo e per natura e per arte era quasi inespugnabile; perchè la collina a levante, a mezzodì e a ponente è molto ripida e malagevole a salirsi, e dalle poche vestigia che appariscono desumesi quanto il castello era da ogni parte ben munito a lunga resistenza. Avea figura quadrangolare con doppio recinto di grosse mura, e l’esterno, oltre alcune torricelle, aveva a mezzodì uno sporto ad angolo acuto guernito di un forte baluardo. Tra l’uno e l’altro recinto v’erano le abitazioni per la guernigione. Dentro il secondo cerchio poi sorgeva il palazzo oltre una ragguardevole torre, della quale ancora si veggono le fondamenta. L’ingresso era

dalla parte di settentrione, dove al presente è la chiesa parrocchiale, munito ancora questo di validi baluardi e di torri; e per avvicinarsi bisognava superare per angustosi viottoli l’erta, e la disugualianza d’altre più basse colline; il che giovava non poco a render piu` forte il castello ". (Verci G.B., Storia degli Ecelini ,vol. I , pp. 3-4, nota 3)

Attualmente sul colle si trova una torre cilindrica di costruzione ottocentesca.

Dell’antico castello rimane un lacerto dell’antico muro di cinta.

La parte settentrionale del colle è occupata del cimitero e da una cappella cimiteriale che è ciò che resta dell’antica chiesa parrocchiale.

Il colle è famoso per due terzine dantesche:

" In quella parte della terra prava

Italica, che siede intra Rialto,

E le fontane di Brenta e di Piava,

Si leva un colle, e non surge molt’alto.

Là onde scese già una facella,

che fece alla contrada grande assalto. "

(Paradiso, IX,25-30).

 

VICENDE COSTRUTTIVE E NOTIZIE STORICO-CRITICHE.

Il colle ha il significativo nome di Bastia e qui sorgeva il castello dove il 26 aprile 1194 nacque il celeberrimo Ezzelino detto il Tiranno.

Le prime notizie archivistiche del castello risalgono al 29 aprile 1085 in un atto di donazione in favore del monastero di S. Eufemia di Villanova. All’interno del castello che risulta assai ampio abbiamo anche una cappella dedicata a S. Maria. Comunque la fondazione del castello è certamente più antica.

Dopo la morte di Ezzelino III nel 1259 il castello fu distrutto

Nel 1370 Francesco Dolfin, capitano per conto di Venezia, rafforza il colle costruendo una bastia.

Dal 1404, anno della "dedizione" di Bassano e territorio a Venezia, inizia il declino dell’importanza militare della Bastia.

Agli inizi del secolo XVI la proprietà ecclesiastica si è estesa a tutta l’area del colle.

L’attuale torre risale al 1827 e non è altro che il campanile della vecchia chiesa parrocchiale di S.Maria demolita quasi totalmente nel 1913. Poco sotto la torre, su un rudere della cinta del castello ,la società Nazionale Dante Alighieri elevò nel 1914 un monumento a Dante con incisi su una lapide i versi sopra riportati.

Il colle costituisce quindi una notevole stratificazione di testimonianze archeologiche e storiche rese ancor più suggestive dalle ricerche archeologiche che ne hanno riconfermata e illuminata l’importanza.

Il colle costituisce un’importante area storica e archeologica cui si aggiunge il fascino del paesaggio e del luogo.

La tutela va estesa anche alle antiche case immediatamente a Nord del cimitero che non sono altro che la vecchia canonica.

 

Bibliografia essenziale.

G.Farronato. Il colle Bastia - Il castello di Ezzelino - Il monumento a Dante. Romano d’Ezzelino 1982.

G. Farronato. Colle Bastia - Castello e Capitaniato. Romano d’Ezzelino 1984.

G.B.Verci, Storia degli Ecelini, Bassano 1779.

G.B. Verci, Storia della Marca Trevigiana e Veronese, Venezia 1786-91.

* Rosada, resoconto degli scavi, in corso di pubblicazione.

 

CASTELLO DI ANGARANO

 Angarano, come testimoniato dalla sua necropoli e da ritrovamenti vari, era uno dei luoghi dove si stanziarono popolazioni paleovenete. Divenne poi un fundus romano e in epoca longobarda si ebbe un ulteriore stanziamento di questa popolazione. Nel medioevo vi fu costruito un castello di cui abbiamo testimonianza archivistica per la prima volta nel 1260. I Da Romano erano proprietari, in questo luogo, di un cospicuo numero di appezzamenti di terra coltivata di svariatissime dimensioni e sul "castellaro" possedevano un palazzo e la torre."

DESCRIZIONE E VICENDE STORICO-CRITICHE

" Castellaro e M. Crocetta (m. 292). E’ questo si può dire, un monte solo, con due cime separate da una valletta; e di esse quella a E. à il primo e quella a O. il secondo di questi nomi. Questo monte sta ad Est di S. Giorgio e a O. della Corte. Dalla casa Brocchi salendo direttamente per il vigneto e per i prati si raggiunge il castellaro in 1/4 d’ora, ed in 20 minuti prendendo il sentiero meno ripido che gira il colle a Nord; e dalla Corte (salita preferibile) si sale in 20 minuti nella valletta fra le due cime. La vista dal Castellaro è addirittura stupenda [...] la vista è forse migliore dal M. Crocetta, specie verso la pianura. Su ambidue i monti vi sono ruderi d’un castello. In questa superba posizione sorgeva il Castello di Angarano, certo assai antico.

Esso fu poi degli Ecellini, che quivi avevano tremende prigioni, simili alle Zilie di Padova ed alla Malta di Cittadella. Caduti gli Ecelini, anche questo castello, come Bassano, venne in potere dei Vicentini, e quindi dei Padovani.

Nel 1273 Rodolfo da Vivaro, ghibellino di Vicenza di somma considerazione, avvertito che il guelfo podestà Senesio de’ Bernardi stava tramando qualche cosa contro di lui, fuggì di notte dalla patria con numeroso seguito, ed occupò per sorpresa questo castello, che allora si teneva per i Padovani, e vi si fece forte. I Padovani soccorsi anche dai vicentini, mandarono milizie contro il Vivaro, il quale dopo essersi difeso a lungo dovette, avendo consumato tutti i viveri, abbandonare di notte di nascosto il castello. (Vedi: Brentari, Storia di Bassano, p. 205)."

I Padovani nel 1275 ordinarono che nelle due torri del castello di Angarano vi fossero due capitani con otto soldati per torre

" Questo venne qualche anno dopo in potere dei Vicentini; e nel 1312 fu distrutto dalle fondamenta da Marsilio Polafrisana, podestà a Bassano per i Padovani, allora in guerra con Cane della Scala. La fantasia popolare fabbricò su queste rovine storie spaventose di diavoli, che lì sotto tormentano l’anima di Ecelino da Romano, noto nelle tradizioni popolari col nome di re Azzolin o re Zalin."

Attualmente sono ancora visibili molti resti anche se occultati dalla vegetazione e dal terriccio.

SUGGERIMENTI OPERATIVI

L’area è di grande interesse storico e archeologico. Sulla sommità si trova il castello medioevale che fu uno degli apparati militari più importanti a guardia del territorio sulla destra della Brenta e sulla pedemontana verso Marostica.

Ai piedi del colle si trova, ancora inesplorato, l’insediamento abitativo paleoveneto. Nelle immediate vicinanze è stata scavata la celebre necropoli.

Lungo la strada verso Valrovina e San Michele si trova la chiesa longobarda di San Giorgio con i preziossimi affreschi e la necropoli longobarda ancora inesplorata.

Per quanto riguarda il castello sarebbe molto importante iniziarne l’esplorazione archeologica.

Da quanto è dato sapere, questa area è certamente una delle più importanti di tutta la pedemontana e della valle.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

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Brentari O., Ecelino da Romano nella mente del popolo e nella poesia, Cittadella 1994,pp. 128-130.

Brentari O., Guida storico alpina di Bassano Sette Comuni,Canale di Brenta, Marostica, Possagno., Bassano1885, pp. 71-72.

Canova A., G. Mantese, I castelli medievali del vicentino, Vicenza 1979.

Chemin A.,Itinerari religiosi e militari attraverso la Brenta,in AA.VV. Giornata del F.A.I., Bassano 1998.

Chemin A.,in:AA.VV., Studio della Valle del Brenta, The University of Manitoba Departement of Landscape Architecture - Istituto Universitario di Architettura di Venezia Daest-Du-Cdl Ptua, Venezia 1998.

Chiuppani F., Iscrizioni bassanesi sacre e profane. Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, mns1740 (circa)

Cortusiorum, Historiae lib. I,cap. VIII, - Rer. It. Scrip. , XII,

Maccà G., Storia del territorio vicentino, Caldogno 1812, XIX

Matteazzi Gio.Paolo, Storia manoscritta di Marostica, Vicenza 1984. Trascrizione di G. Maccà. 1708(circa) - 1983.

Muraro G.A., Marostica e la dominazione scaligera nel Veneto, Bassano 1989.

Mussato A., Historia Augusta,Venezia 1636,

Verci G.B., Storia Storia della Marca Trevigiana, Venezia 1786-1791

Verci G.B., Storia degli Ecelini, Venezia 1778. L’appendice costituisce il volume detto Codice diplomatico eceliniano, citato C.E, p. 468 : "...in primis palacium et turre castri de Angarano"

 

BASTIA DI POVE-SOLAGNA E TORRE DI SOLAGNA

 DESCRIZIONE E VICENDE STORICO-CRITICHE

"Sulla cima della Bastia (m.350; composta interamente di dolomite) si vedono ancora le fondamenta di antiche fortificazioni, che lasciarono il nome al monte che le portava.

Secondo la tradizione, già gli Ecelini che avevano beni e castello anche a Solagna, fabbricarono questa rocca o bastia, come pure la torre ai piedi del monte per chiudere la strada, e la muraglia che univa questi due forti.

Come poi ci racconta il Sale, nel 1370 Francesco di Carrara, oltre altri luoghi presso Bassano, ristaurò anche questa rocca, e la muragkia che la univa alla torre di Solagna, e di cui restano ancora le rovine.

Nel 1372, scoppiata la guerra tra Venezia e il Carrarese, questi mandò a difendere Solagna e la Bastia Francesco Tealdo, con 50 cavalli e 60 fanti; ma il capitano veneto Taddeo Giustiniani li 3 Settembre prese la Bastia, donde scese ad occupare ed incendiare Solagna, senza però poterne prendere la torre. Il Tealdo venne fatto prigione. Nella pace conchiusa poco dopo, la Bastia e Solagna,restarono in potere dei Veneziani.

Nel 1378 scoppiò nuova guerra; ed i veneziani rafforzarono la Bastia, la quale fu però presto presa dal Carrarese e fortemente munita. Dopo di allora non ebbe più importanza."

" Solagna era pure difesa a S. dalle torri sul Cornon, e da quella di cui si vedono ancora i ruderi nella contrada Torre, a piè del monte; ed un muro univa le torri in alto a questa che sbarrava la strada"

Nel 1373 anche la " Torre" a difesa della strada sulla Brenta , in seguito a un trattato, è consegnata a Venezia.

Nella carta del territorio bassanese disegnata da F. Chiuppani nella suo Historia Bassanese si trova sinteticamente raffigurata la Bastia sul Cornon, la torre di Solagna e il muro di sbarramento che le univa.

Anche il Salomonio dà succinta notizia di questi fatti: "SOLAGNA Rocca, da Francesco da Carrara del 1372. fornita di buon Presidio con Bassano; mà da Taddeo Giustinian Generale de Veneti, doppo un fiero assalto, conquistata; poscia ricuperata dal Carrara: E doppo pochi giorni un’altra volta da Veneti occupata, & distrutta. Finalmente rihavuta, & rifabricata dal Carrara, fu poi del 1374, per patti di pace ceduta à Venetiani., La pace del 1373 tra Veneziani e Carraresi fu negoziata da Francesco Petrarca.

Solagna e la fortezza sul Cornon furono riprese dai padovani il 10 giugno 1378

Nel 1401 le fortificazioni di Solagna furono ripristinate da Gian Galeazzo Visconti per sbarrare il passo al re di Germania Roberto del Palatinato e per l’ultima volta fornite di guarnigione nel 1404 da Caterina Visconti vedova di Gian Galeazzo.

Dal 1404, anno della dedizione a Venezia, le fortificazioni vennero ricostruite, ma subito dopo abbandonate e solo saltuariamente in occasioni di emergenza vennero riutilizzate.

Il giorno 8 di settembre del 1796 Napoleone Bonaparte, scendendo verso Bassano, mette in fuga il presidio austriaco attestato alla Torre.

Il toponimo "Torre"appare per la prima volta nel 1317 e nel 1333 in due documenti riguardanti le investiture del feudo vescovile di Solagna

REPERTI ARCHEOLOGICI

TORRE DI SOLAGNA. Resti della torre e del muro di sbarramento; esistono ancore le antiche gallerie scavate nella roccia (da non confondersi con quelle della guerra 1915-18).

" Nei pressi dei ruderi dell’antica struttura difensiva medievale che dà il nome alla frazione, durante lavori agricoli e, soprattutto, nel corso della costruzione della linea ferroviaria della Valsugana, si rinvennero tombe romane a inumazione, databili, sulla base dei ritrovamenti monetali ad esse riferibili, ai sec. III e IV d. C"

SUGGERIMENTI OPERATIVI

* La Bastia è una delle più importanti opere di fortificazione del territorio. I ruderi dell’antico apparato di difesa, mascherati dalla vegetazione, sono notevoli. Emerge ancora un apparato in muratura (forse un muro di scarpa) lungo decine di metri e le fondamenta di più ambienti di quello che era il torrione della bastia. Un muro di sbarramento, di cui restano tracce anche significative la congiungeva con la Torre sulla riva della Brenta.

* E’ necessario intraprendere al più presto una adeguata campagna archeologica preceduta da un accurato rilievo topografico. Nel frattempo l’area deve essere salvaguardata da ricognizioni e scavi abusivi, vista la fragilità di ciò che rimane. Anche qui devono essere messi in atto i necessari vincoli di tutela. fortificazione, comunque già protetta da un vecchio vincolo della Soprintendenza ai Monumenti.

E’ necessario porre attenzione in qualsiasi lavoro di ripristino nel nucleo urbano ed evitare che i restauri a fini abitativi divengano ristrutturazioni.

Alla TORRE dovrebbero emergere:

1 – resti delle antiche muraglie inglobati nelle case di abitazione

2 - strutture sotterranee

3 - lacerti di pitture murali, decorazioni e graffiti

4 - a livello del suolo ogni scavo per impianti o fognature può intaccare lo strato archeologico

* La valorizzazione turistica è di una notevole potenzialità.

* Bastia e Torre è uno dei luoghi cui deve essere assegnata una particolare priorità.

 

* Per la Torre è necessaria una salvaguardia immediata dell’area circostante i resti del torrione e del muro di sbarramento

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Archivio Soprintendenza Archeologica (Padova) 1908

Brentari O., Guida storico alpina di Bassano Sette Comuni,Canale di Brenta, Marostica, Possagno., Bassano1885, pp. 74-75.

Brentari O., Storia di Bassano e del suo territorio, Bassano 1884, pp. 231-232.

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CARTA ARCHEOLOGICA DEL VENETO, Vol. I, a cura della Regione Veneto, Modena 1988;

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Chiuppani F., Historia Bassanese, ms. in due volumi, Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, foglio di guardia.

Chiuppani F., Iscrizioni bassanesi sacre e profane. Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, mns1740 (circa).

Farronato G., Romano D’Ezzelino, Colle Bastia Castello e Capitaniato, Cassola 1984, pp..313-315.

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Gatari Cronica dei, in Muratori,R.I.S., tomo 17, p.104.

Gerola. G. , Ritrovamenti archeologici nel territorio di Bassano, Bollettino del Museo Civico di Bassano, III/1pp.39-48; IV/ pp. 1-14, Bassano 1906. Estratto : Bassano 1907.

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Salomonio F.G., Agri patavini inscriptiones sacrae et profanae, Patavii1646, n. 56.

Archivio Capitolare di Padova, Inv. Feud., 5 maggio 1333; si tratta di vari beni, tra cui un appezzamento di terra alberata e arativa dalla misura di tre campi "in contrata de la turre".

Todesco L., Solagna, Padova 1919, p. 20.